La velina assassina


L’assistente di studio rimaneva sempre a bocca aperta di fronte a quello spettacolo. Si ritrovava a guardare l’immagine in movimento stordito proprio come davanti l’icona sacra della Madonna appesa nella stanza della madre nella casa della sua infanzia. Il volto della Madre di Dio lo fissava accondiscendente, quasi ironico, con quei grandi occhi marroni incorniciati nell’ovale olivastro. Matteo si riprese all’accendersi del puntino rosso della telecamera che indicava l’attività della registrazione e messa in onda. Primo zoom sul bancone dove rannicchiata stava distesa Lei, Maria Guberti. Altezza un metro e settantanove, carnagione scura, occhi color nocciola, capelli corvini, bocca carnosa, gambe chilometriche e cosce tornite, misure canoniche 90-60-90. La Velina Mora si dischiuse dallo stallo fetale e partì con lo stacchetto delle 20.45 sul Quinto Canale per darsi in pasto ai sette e passa milioni di telespettatori che avrebbero consumato anche quella sera il rituale del post telegiornale all’insegna della bellezza assoluta di Maria l’ipnotizzatrice catalizzatrice. Milioni di pixel raggruppati formavano sui teleschermi della penisola l’immagine folgorante della Velina Mora che si dimenava al ritmo dell’ultimo successo di Madonna :

I think you wanna come over
Yeah I heard it through the grapevine.
Are you drunk or you sober?
Think about it, doesn’t matter
And if it makes you feel good then I say do it,
I don’t know what you’re waiting for

Maria ondeggia la sua splendida testa raccolta nei capelli neri lucenti tagliati scalati quasi corti e bagnati. Muove la testa e la telecamera si sofferma sugli occhi nocciola intagliati nel viso regolare con quel nasino minuto e le labbra esplosive. Il ritornello sta per incalzare e Maria ora è salita sul bancone :


Come join the party (it’s a celebration)
Anybody… just won’t do
Let’s get this started (no more hesitation)
Coz everybody wants to party with you

La ripresa integrale del corpo di Maria vestita con uno striminzito abito nero cortissimo. Primo piano sulle gambe lunghissime della Velina Mora, cosce in primo piano, Maria si dimena. La palla passa alla Velina Bionda che termina lo stacchetto. I due conduttori giacciono stremati sulle loro sedie mentre la canzone di Madonna si tace ed iniziano il loro finto telegiornale. Matteo ha appena terminato di inquadrare le mosse delle Veline che si asciuga il sudore sulla fronte. Nello studio fa caldo e le luci sono fortissime quasi bianche abbacinanti allucinanti che riprendono colori elettrici con la predominanza di giallo e celeste. Pubblicità, ancora chiacchiere e servizi, pubblicità e fine della trasmissione. Il Quinto canale continuerà la programmazione con un film di Bruce Willis.

Nel camerino Maria se ne sta seduta sulla sedia girevole a struccarsi guardando la propria figura   riflessa nello specchio gigante incorniciato dalle lampadine per la star e stelle argentate. I suoi capelli ora sono raccolti e tirati all’indietro e lei è vestita con abiti più comodi, una tuta da ginnastica color verde e argento ed una maglietta bianca. Squilla il telefonino.

-Pronto?

-Ciao Maria, sono Shtefano, ti volevo fà li complimenti per lo stacchetto de shtasera. Sei shtata veramende bbrava.

Maria abbozzò un vago sorriso, all’altro capo del telefono c’era il centrocampista della Fiorentina Stefano Politi, numero dieci della compagine in viola da ormai tre anni ed in odore di convocazione in nazionale. Maria lo ascoltò ancora un poco parlare con quel suo accento un po’ burino che però non differiva molto dal suo, originaria come era di Latina, proprio come le altre bellissime della televisione, dalla Arcuri alla Santarelli alla Salvalaggio. Insieme avrebbero potuto fare un team di bellissime con le canzoni di Tiziano Ferro, anche lui di Latina, come inno.

– No Stefano, stasera non posso andare al Mandrake, domani mattina presto ho un servizio fotografico e devo andare presto a letto. Mi dispiace, sarà per la prossima volta, magari ti chiamo io.

Politi rimase con un palmo di naso ad immaginarsi Maria Guberti che si avviava a letto da sola ed addormentarsi sotto bianche lenzuola di seta. Smise di pensarci e riprese a giocare alla playstation. Infilatosi il piumino viola, Maria non si diresse verso casa. Non ci sarebbe stato nessun servizio fotografico il giorno dopo. C’erano invece altri impegni per la Velina Mora, altre cose da fare a cui teneva moltissimo, ma da sbrigare in gran segreto. Salita sulla sua Smart nera si diresse verso Parco Vittorio, un punto nella capitale che ormai conosceva bene. Parcheggiò sopra il marciapiede mettendo la sua macchinetta tutta storta ma efficacemente incastrata tra due veicoli grandi il doppio. Alzò lo sguardo e vide il palazzone in marmo in stile littorio con le lettere latine scolpite sull’insegna anch’esse in marmo. Era arrivata in tutta fretta e segretezza nella sede di Casa Evola, il quartier generale del movimento politico che aveva attizzato il fuoco sullo scenario mediatico e sociale degli ultimi tempi, compiendo numerose azioni dimostrative che erano andate a segno, dando grande risalto agli obiettivi propagandati dal nucleo di attivisti di estrema destra. Il ritratto di Julius Evola scolpito in marmo accolse Maria Guberti. La showgirl di Latina si soffermò nell’atrio a leggere l’iscrizione sotto il faccione del vecchio filosofo :

“Splende solitaria, in questo mondo corrotto dal materialismo, l’eroica casta dei guerrieri al di sopra del bene e del male, tesi a rinnovar lo spirito, protesi a distinguersi con gesta immortali tra le umane genti”.

La riunione stava per iniziare nella sala grande, quella dove sulle pareti c’erano dipinti i volti degli imperatori romani, dei gladiatori anonimi e dei calciatori della Lazio. Maria prese posto su una delle sedie in fondo a tutto, indossava degli occhiali scuri con lenti a specchio. Non tutti i camerati la conoscevano, certo si era diffusa ormai la voce che tra il nuovo nucleo d’azione vi fosse anche una star televisiva e pure che la ragazza bellissima che si accompagnava al Capo fosse addirittura la Velina Mora del Quinto Canale. Alcuni in realtà non ci credevano e reputavano solo ad una casuale straordinaria somiglianza il successo di queste voci. Nel frattempo lei, Maria, se ne stava sempre in disparte ed era usa parlare quasi solo con il Leader di Casa Evola, il forzuto Decio Camilloni. Camilloni era il classico naziskin cresciuto con confuse letture che spaziavano dagli scrittori romani a Mussolini e, naturalmente, a Julius Evola. In realtà non è che ci avesse capito un granchè del minestrone che vendeva in giro, ma la sicurezza stentorea con cui sobillava gli animi ormai aveva convinto lui stesso. Parole d’ordine elevate e spirituali, mistica romana, nuova era degli uomini superiori. Nella pratica, però, c’era più che altro da menare le mani e lui in questo era molto capace.

Camilloni si alzò in piedi, pugni sui fianchi e cominciò ad arringare l’aula :

– Oggi basta chiacchiere. Dobbiamo dare una lezione a quei froci maledetti che vanno alla discoteca nuova, il Mandrake, quella che sta a due isolati da qui. Ci si organizza come per l’ultima azione. I centurioni hanno il mandato di raggruppare le truppe davanti alla discoteca. Al mio ordine partono prima loro e poi il resto del nucleo d’azione. Alla fine si sale tutti sulle auto pronte nei vicoli e si torna a casa. Rapidità, massima attenzione, onore e dignità.

Maria ascoltava rapita le parole del grande capo. C’era stata diverse volte al Mandrake, nelle vesti di Velina Mora, spesso in compagnia di calciatori e per farsi fotografare dai paparazzi alle feste. Ultimamente la direzione del locale aveva puntato sul target del pubblico gay e c’erano stati numerosi spettacoli aperti al repertorio drag queen e varie cose del genere. Anche il famoso deputato transgender Guadagnò si era esibito con il suo gruppo musicale. Ora, in preparazione del prossimo Gay Pride, il Mandrake aveva organizzato una festicciola di presentazione e Casa Evola voleva iniziare i fuochi d’artificio del contro-pride eterosessuale e romano.

Maria avrebbe avuto un ruolo particolare nella spedizione punitiva. Il suo compito sarebbe stato quello di infiltrarsi con le sue vesti di showgirl alla festa e portare un attimo fuori la discoteca il leader del movimento gay Alessandro Frignoli e da lì in poi se la sarebbero vista Camilloni e soci per l’agguato. La Velina avrebbe fatto finta di rimanere sorpresa dell’agguato e sarebbe rientrata dentro strillando stupita e spaventata e rilasciando dichiarazioni ai giornalisti.

Maria stava nel cesso con l’amica del cuore Samantha P. a tirarsi una riga di coca. Era vestita con un abito rosso che metteva in risalto la sua bellezza quasi stordente. Samantha rideva ma la Velina Mora ghignava ormai nervosa. Mancava poco all’appuntamento, doveva darsi da fare. Uscita dal bagno delle donne con l’amica si diresse verso Frignoli salutandolo con la manina da lontano. Un bacetto falsissimo sulla guancia e via con la giostra.

– Lo sai Alessio, spero tanto che ‘sto gayparaid vadi tutto bene – disse Maria sorridendo splendidamente, anche se il Frignoli non era certo sensibile al fascino femminile esplosivo della Guberti.

– Cara, ti ringrazio, speriamo veramente, mi sto smazzando una cifra per far riuscire tutto bene. Mi fa piacere che ci darai una mano.

– Certo, sicuramente, vorrei darvi una mano a tutti, siete così carini, lo sai che il mio miglior amico è fr…scusa, è omosessuale, voglio dire…Comunque che ne dici se non usciamo a fumarci una sigaretta così ne parliamo meglio?

– Un attimo che saluto Piero e vengo subito, cara.

Frignoli si allontanò un momento mentre Maria faceva uno squillo sul cellulare di Camilloni. Fuori il Mandrake, dalle auto scesero le truppe guidate dai centurioni. Camilloni scese invece dalla moto con il casco ancora addosso.

Maria spinse la grossa maniglia antipanico verde ed aprì la porta che affacciava sul vicolo dietro il locale. Si accesero le sigarette e cominciarono a parlare del più e del meno quando il gruppo di Casa Evola apparve improvvisamente. Erano quindici camerati coperti in viso ed armati di spranghe e coltelli. Maria, come da copione, lanciò un urlo e si mise davanti alla porta, chiudendola. Frignoli si trovò attonito davanti allo squadrone senza sapere cosa fare in preda alla paura. Camilloni si avvicinò con una mazza pesante e lo colpì sulla testa. Frignoli cadde al suolo perdendo i sensi.

Fu così che Maria Guberti, la Velina Mora, estrasse un temperino dalla borsetta in pelle e colpì più volte con l’arma Alessio Frignoli dietro la schiena. Dieci coltellate che bastarono per mandarlo al creatore. Maria rimise il temperino nella borsa e rientrò dentro lanciando l’allarme, mentre il gruppo di evoliani scappava via.


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Una Risposta to “La velina assassina”

  1. Domenico Marazia Says:

    Bene. E questo è solo l’inizio.

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